La Certosa a Venezia: dal monastero all’isola militare e al parco verde

L’isola della Certosa e la costa di Venezia viste dalla laguna

La Certosa è una delle isole più sorprendenti della Laguna di Venezia: prima monastero, poi insediamento militare e oggi un paesaggio di alberi, edifici storici e barche a vela. A poca distanza dal centro, racconta secoli di trasformazioni. Il nome deriva dai monaci certosini, ma la storia inizia prima, con una comunità agostiniana fondata nel 1199.

Conoscere la storia dell’isola della Certosa significa scoprire come Venezia abbia utilizzato le isole per la preghiera, l’agricoltura e la difesa, e come un territorio abbandonato stia ritrovando una nuova funzione.

Dove si trova l’isola della Certosa?

La Certosa si trova a est del centro storico di Venezia, vicino a San Pietro di Castello e Sant’Elena. Un canale stretto la separa dalle Vignole, mentre le acque circostanti conducono verso Sant’Andrea e la bocca di porto del Lido. Secondo il Comune di Venezia, ha una superficie di circa 22 ettari.

Vista dall’acqua, la vegetazione e gli spazi aperti contrastano con il tessuto urbano del centro cittadino. Tra quel verde si nascondono tracce di monasteri, edifici militari e interventi di recupero più recenti.

Il 1199: il primo monastero agostiniano

La storia religiosa documentata dell’isola comincia nel 1199. Il vescovo di Castello concesse alcuni terreni a Domenico Franco, sacerdote legato alla chiesa veneziana di Santa Sofia, per fondare un monastero dedicato a Sant’Andrea Apostolo. La prima comunità apparteneva all’ordine agostiniano.

Per costruire il complesso fu necessario modificare l’isola, adattando rive e canali. Orti e piccoli spazi di lavoro sostenevano la vita quotidiana, mentre le barche mantenevano i collegamenti con Venezia, nonostante la separazione dalle calli cittadine.

Il 1424: arrivano i certosini e nasce il nome Certosa

All’inizio del Quattrocento erano rimasti pochi agostiniani. Nel 1424 l’isola passò ai monaci certosini di Firenze, con il sostegno di papa Martino V. La comunità sviluppò un nuovo complesso religioso, adatto a una vita contemplativa fatta di preghiera, lavoro e solitudine.

I religiosi legarono l’isola anche alla figura di San Bruno, fondatore del loro ordine. Con il tempo si affermò il nome Certosa, dal termine italiano che indica un monastero certosino.

È quindi una denominazione che racconta una lunga tradizione religiosa e non deriva dalle successive attività nautiche o dal paesaggio verde che oggi caratterizza l’isola.

Un monastero scomparso con quindici giardini privati

Alla fine del Quattrocento, i certosini ricostruirono il loro complesso. Il Comune di Venezia ricorda una fase importante intorno al 1490, quando la chiesa fu riedificata secondo un progetto legato a Mauro Codussi. Intorno a un chiostro si trovavano quindici celle individuali, ciascuna con un piccolo giardino e un pozzo.

Questa organizzazione racconta una vita che univa momenti di solitudine alla preghiera comunitaria. Di quell’architettura sopravvive poco, ma un tempo il monastero era uno degli insediamenti religiosi più articolati della laguna.

Vigneti, orti e la peste del 1576

Oltre agli edifici monastici, l’isola ospitava vigneti, orti e terreni destinati al pascolo. Agricoltori e religiosi lavoravano per mantenere le coltivazioni, mentre la manutenzione delle rive era fondamentale per contrastare l’erosione e le variazioni dell’acqua.

Nel 1581 venne completata una riva di contenimento che delimitava parte dei prati. I lavori seguirono anni difficili, tra cui la peste del 1576, che causò danni agli edifici e ai vigneti. Anche una comunità appartata rimaneva quindi legata ai problemi sanitari e ambientali di Venezia.

Il 1807: Napoleone pone fine alla vita monastica

Nel dicembre 1807 i monaci certosini furono trasferiti al Bosco del Montello, nell’ambito delle soppressioni religiose durante il dominio napoleonico. Negli anni successivi, il complesso fu privato delle opere d’arte, poi progressivamente demolito o trasformato.

Una parte considerevole del patrimonio religioso dell’isola andò perduta. La posizione vicino all’Arsenale rendeva però la Certosa adatta a nuove attività legate alla difesa marittima della città.

Le officine militari e la Pirotecnica della Certosa

Un edificio destinato al deposito delle polveri, il Casello delle Polveri, esisteva già dal Seicento. Durante l’Ottocento l’isola divenne sede di attività militari e magazzini. Dal 1812 furono aggiunte nuove strutture; le successive officine furono conosciute come Pirotecnica della Certosa.

Edifici industriali e spazi militari riservati sostituirono una parte importante dell’antico monastero. Lo stabilimento chiuse nel 1958, mentre altri utilizzi militari continuarono negli anni Sessanta; il Comune di Venezia indica il 1968 come fase conclusiva.

In seguito, molti fabbricati si deteriorarono e la vegetazione crebbe negli spazi un tempo destinati alle attività militari.

I volontari e l’inizio del recupero ambientale

A metà degli anni Ottanta alcuni volontari veneziani diedero vita al Comitato Certosa e Sant’Andrea, per promuovere la tutela dell’isola e restituirla progressivamente alla cittadinanza. Negli anni Novanta seguirono programmi di recupero istituzionali, con interventi importanti documentati a partire dal 1997.

I lavori riguardarono la protezione delle rive, la pulizia di terreni degradati e il restauro delle strutture sopravvissute. Il vecchio Casello delle Polveri divenne uno dei simboli di un recupero durato molti anni, con il contributo di cittadini, enti pubblici e successivamente operatori privati.

Che cosa resta del Chiostro dei Conversi?

Il Chiostro dei Conversi è una delle testimonianze più importanti del complesso monastico. Si tratta di un bene tutelato, interessato da interventi di conservazione e messa in sicurezza. L’accessibilità agli spazi interni non è garantita, perché dipende dalle condizioni dei resti e dai lavori in corso.

È importante distinguere tra osservare le rovine da percorsi consentiti ed entrare all’interno delle strutture protette. Alcune zone possono rimanere chiuse anche quando i servizi per i visitatori sono attivi nelle vicinanze.

Veduta aerea delle isole della Certosa e delle Vignole vicino a Venezia
La Certosa e le Vignole viste dall’alto. Foto: Abxbay / Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0.

La nuova marina e la rinascita dell’isola

A partire dal 2004–2005, Vento di Venezia ha iniziato a gestire infrastrutture restaurate, sviluppando la Venezia Certosa Marina e altri servizi nautici. Oggi sull’isola sono presenti imbarcazioni, cantieri, strutture ricettive e attività per il tempo libero, insieme a progetti ambientali e di tutela del patrimonio.

Il futuro dell’isola ha generato un ampio dibattito. Il progetto del parco urbano prevede percorsi pedonali, conservazione naturalistica e recupero delle tradizioni agricole. Una ricerca pubblicata nel 2026 segnala però che il parco progettato non era ancora integralmente completato e accessibile in tutte le sue aree nel 2025. Recupero, fruizione pubblica e attività economiche richiedono quindi un equilibrio.

La Certosa non è più un’isola abbandonata, ma non va nemmeno descritta come un parco completamente finito e aperto senza limitazioni.

Pontile della Venezia Certosa Marina nella laguna
Il pontile della Certosa. Foto: Abxbay / Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 3.0; ridimensionata.

Si può visitare oggi l’isola della Certosa?

Sì, nelle aree aperte ai visitatori. La marina e alcuni spazi del parco sono raggiungibili, ma cantieri, aree di servizio e determinate rovine possono avere accesso limitato. Prima di programmare una passeggiata oltre i percorsi principali è necessario verificare le condizioni aggiornate.

Il gestore indica le linee ACTV 4.1 e 4.2 per la fermata Certosa, che in inverno può essere a richiesta. Consulta le indicazioni ufficiali e gli orari di navigazione aggiornati. L’arrivo alla marina non autorizza l’ingresso nelle zone chiuse.

Scoprire la Certosa con un tour privato in barca

Vista dall’acqua, la Certosa è legata alla vicina isola delle Vignole e alle fortificazioni di Sant’Andrea. I suoi usi differenti raccontano una parte importante della storia della Laguna di Venezia.

Per scoprire il lato più rilassante dell’isola, leggi anche il nostro articolo su natura e vita lagunare alla Certosa. L’isola è anche una tappa del tour in barca Piacevoli Incontri.

Vuoi organizzare un itinerario su misura? Scopri le nostre esperienze private in barca oppure contattaci. Approdi e accessi dipendono dalla disponibilità degli ormeggi, dalle autorizzazioni e dalle condizioni di navigazione.

Continua con gli altri articoli della raccolta Storia delle isole della Laguna di Venezia.

Domande frequenti

Perché si chiama isola della Certosa?

Il nome deriva dai monaci certosini, arrivati nel 1424, che realizzarono sull’isola il loro complesso monastico.

Quando chiuse il monastero?

Nel 1807 i certosini furono trasferiti e gli edifici vennero progressivamente demoliti o riutilizzati per scopi militari.

La Certosa è un’isola abbandonata?

No. Ospita una marina attiva e servizi per i visitatori, anche se alcune aree sono interessate da restauri o limitazioni d’accesso.

Come si arriva alla Certosa da Venezia?

Le linee ACTV 4.1 e 4.2 servono normalmente la fermata Certosa, che in inverno può essere a richiesta. Verifica sempre gli orari e le istruzioni ufficiali.

Fonti storiche e crediti fotografici

Fonti: Comune di Venezia – Storia della Certosa; Vento di Venezia – Cronologia dell’isola; Art Bonus – Conservazione del chiostro; Sustainability Science – Ricerca del 2026. Foto di copertina: Falk2 / Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0; ridimensionata a 1280 px. Le altre immagini sono accreditate nelle didascalie.

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