Non tutte le isole della Laguna di Venezia hanno origini medievali. Sacca Sessola è stata costruita dall’uomo nell’Ottocento, ha ospitato ospedali per la cura delle malattie infettive e respiratorie e oggi è diventata un’isola alberghiera di lusso, conosciuta come Isola delle Rose. Dietro i giardini e gli edifici restaurati c’è una storia che unisce ingegneria portuale, sanità pubblica e turismo contemporaneo.
Conoscere la storia di Sacca Sessola significa scoprire come un’isola artificiale, creata inizialmente per necessità pratiche, si sia trasformata in uno dei luoghi più particolari della Laguna Sud.
Dove si trova Sacca Sessola, o Isola delle Rose?
Sacca Sessola si trova nella Laguna Sud di Venezia, a sud della Giudecca e vicino a San Clemente. Le sue rive si affacciano sulle vie d’acqua che collegano il centro storico alla parte meridionale della laguna. L’isola viene spesso descritta come estesa per circa 16 ettari, anche se alcune fonti riportano superfici inferiori a seconda dei criteri di misurazione.
Oggi è ampiamente conosciuta come Isola delle Rose, nome utilizzato dal JW Marriott Venice Resort & Spa. La denominazione storica veneziana rimane Sacca Sessola. I due nomi indicano lo stesso luogo, ma appartengono a fasi differenti della sua vita.
Perché Sacca Sessola è un’isola artificiale?
A differenza delle isole cresciute attorno agli antichi insediamenti lagunari, Sacca Sessola fu realizzata artificialmente tra il 1860 e il 1870 circa. In questo punto vennero accumulati terra e materiali di scavo provenienti dall’approfondimento dei canali e dai lavori collegati allo sviluppo del porto commerciale di Venezia.
I depositi crearono progressivamente una superficie stabile. Per questo Sacca Sessola è considerata una delle isole più giovani della laguna. La sua forma non deriva da un insediamento naturale antichissimo: rispecchia le esigenze della navigazione e dei trasporti della Venezia ottocentesca.
Le ricostruzioni storiche collegano questi materiali anche ai lavori della Stazione Marittima e del porto commerciale di Santa Marta. La sua nascita non fu quindi il risultato di un progetto paesaggistico, ma dell’adattamento della città alla navigazione moderna.
Che cosa significa il nome Sacca Sessola?
Nella terminologia della laguna, sacca può indicare uno specchio d’acqua riparato o un’area collegata a esso. La sessola è invece un piccolo attrezzo tradizionale utilizzato dai barcaioli veneziani per togliere l’acqua dal fondo delle imbarcazioni.
Alcune fonti architettoniche mettono in relazione la forma dell’isola con quella dell’attrezzo. Il nome richiama quindi un oggetto quotidiano della navigazione, ben prima dell’immagine romantica suggerita dalla moderna denominazione Isola delle Rose.
Conservare il nome Sacca Sessola significa non perdere la memoria delle origini artificiali e del rapporto dell’isola con il lavoro portuale.
Dal 1875 al 1892: dai terreni di riporto al deposito dei petroli
All’inizio la nuova isola non fu destinata a residenze o al tempo libero. Una convenzione del 2 luglio 1875 ne sancì il passaggio al Comune di Venezia, che utilizzò parte del territorio per alcuni capannoni del Deposito Generale dei Petroli.
Collocare questi materiali lontano dal centro storico densamente abitato era una scelta comprensibile per una città portuale. L’attività proseguì fino a circa il 1892, quando venne dismessa.
La fine della funzione di deposito aprì la strada a un uso completamente diverso: Venezia aveva bisogno di nuovi spazi per ospitare strutture sanitarie moderne, separate dagli edifici affollati della città.
Perché Venezia scelse l’isola per costruire un ospedale?
Nell’Ottocento e all’inizio del Novecento le isole della laguna venivano considerate adatte a ospitare alcune attività sanitarie lontano dal centro. L’acqua costituiva una separazione fisica utile nella gestione delle malattie contagiose, mentre un terreno ampio offriva aria, luce e spazi aperti ai pazienti.
Dopo la chiusura del deposito venne elaborato il progetto per un ospedale destinato alle malattie infettive. Nel 1904 alcuni capannoni furono adattati a uso sanitario; i lavori per le prime strutture vennero completati negli anni successivi.
La posizione dell’isola era al tempo stesso un vantaggio e una difficoltà. Pazienti e personale dipendevano dalle barche per i trasferimenti e l’ospedale doveva disporre di servizi essenziali organizzati in modo autonomo.
Il colera del 1911 e le prime strutture sanitarie
Durante l’epidemia di colera del 1911, le strutture sanitarie presenti sull’isola contribuirono alla risposta di Venezia alle malattie infettive. Edifici e servizi vennero adattati alle esigenze del momento mentre la città organizzava progressivamente una rete ospedaliera più moderna.
A volte questa storia viene riassunta dicendo che Sacca Sessola fosse da sempre un «lazzaretto». Sarebbe una semplificazione: l’isola nacque soltanto nell’Ottocento e attraversò diverse fasi sanitarie, non tutte con la stessa funzione.
La sua vicenda è inoltre diversa da quella del Lazzaretto Vecchio e del Lazzaretto Nuovo, le cui attività di assistenza e quarantena iniziarono molti secoli prima.
Il 1914: l’Ospedale San Marco e la cura della tubercolosi
Nel 1914 Sacca Sessola ospitava l’Ospedale San Marco, destinato ai pazienti affetti da tubercolosi polmonare. Una parte dei ricoverati arrivò dalle precedenti strutture sanitarie dell’isola della Grazia.
L’attività fu interrotta durante la Prima guerra mondiale; alcune ricostruzioni documentano la riapertura nel 1920. Mentre cambiavano le esigenze della medicina, l’isola si arricchiva di nuovi spazi per malati, personale e attività quotidiane.
La tubercolosi era una delle principali emergenze di salute pubblica in Europa. Prima della diffusione delle terapie antibiotiche efficaci, i sanatori valorizzavano soprattutto aria fresca, luce del sole, riposo e ritmi di vita rigorosamente organizzati.
Un’isola ospedale con giardini, servizi e vita quotidiana
Progressivamente Sacca Sessola divenne molto più di un insieme di reparti. Negli anni Venti erano presenti una chiesa, spazi ricreativi e strutture collegate all’agricoltura e alla gestione della vita comunitaria.
Malati e personale vivevano in un ambiente ampiamente autosufficiente. Il complesso necessitava di impianti di riscaldamento, rifornimenti, manutenzione e collegamenti, mentre i grandi spazi all’aperto diventavano parte dell’ambiente di cura.
I giardini associati all’isola di oggi hanno dunque una storia precedente all’albergo. Non furono realizzati esclusivamente per un resort di lusso: le aree verdi erano già importanti per l’organizzazione e il progetto del sanatorio.
Il 1936: viene inaugurato l’Ospedale Pneumologico Achille De Giovanni
La trasformazione decisiva avvenne negli anni Trenta. Venne progettato un grande complesso ospedaliero moderno, con ali simmetriche e spazi per numerosi pazienti. I lavori iniziarono intorno al 1931.
Nel 1936 il re Vittorio Emanuele III inaugurò l’Ospedale Pneumologico Achille De Giovanni, intitolato al medico italiano noto per i suoi studi di medicina clinica.
L’edificio rifletteva i principi ospedalieri del tempo: finestre ampie, ambienti luminosi e terrazze per sfruttare aria e sole. La grande struttura centrale divenne uno degli elementi più riconoscibili del profilo di Sacca Sessola.
Questa architettura è importante anche oggi, perché aiuta a comprendere la forma degli edifici successivamente riconvertiti nell’attuale albergo.

Com’era la vita quotidiana nel sanatorio?
Il complesso sanitario funzionava quasi come un piccolo paese. Le fonti storiche ricordano una chiesa, giardini, officine, servizi tecnici, una torre idrica e ambienti ricreativi. L’isola ospitava inoltre attività agricole e strutture destinate a chi vi viveva e lavorava.
Un’organizzazione di questo tipo era necessaria per un ospedale separato dalle strade della terraferma. Rifornimenti, lavoro sanitario, pasti e manutenzione richiedevano una pianificazione costante, mentre molti pazienti trascorrevano lunghi periodi lontano dalle famiglie.
È una storia da raccontare con rispetto: dietro le facciate storiche c’erano persone malate e lavoratori della sanità, non soltanto lo sfondo suggestivo di un futuro resort.
Il 1979: la chiusura dell’ospedale e l’inizio del degrado
L’Ospedale Achille De Giovanni cessò l’attività nel 1979. Le pratiche terapeutiche e l’organizzazione sanitaria erano ormai cambiate e il modello tradizionale del sanatorio era diventato progressivamente superato.
Venuta meno la sua funzione, gli edifici iniziarono a deteriorarsi. Molti spazi rimasero inutilizzati per anni, mentre la vegetazione cresceva in alcune parti dell’isola.
Nel 1981 la proprietà ritornò al Comune di Venezia con vincoli legati all’utilizzo sanitario. Nel 1992 l’amministrazione affidò l’isola a un centro di ricerca sulle scienze e tecnologie marine. Nessuno di questi passaggi portò immediatamente al restauro completo realizzato molti anni dopo.
Il primo progetto alberghiero e il recupero incompiuto
Tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila, Sacca Sessola fu interessata da progetti di trasformazione dell’ex ospedale in struttura ricettiva. Vennero avviati investimenti e lavori di riconversione, ma un primo grande progetto alberghiero si interruppe a causa di difficoltà economiche.
Il complesso rimasto inutilizzato divenne anche oggetto di discussione pubblica. Il passaggio dall’ospedale chiuso al resort JW Marriott non fu dunque diretto: ci fu una precedente operazione di riqualificazione che modificò alcuni spazi senza arrivare a un’apertura stabile.
Il 2015: nasce il JW Marriott sull’Isola delle Rose
Il nuovo capitolo iniziò nel 2015, quando il complesso rinnovato aprì come JW Marriott Venice Resort & Spa. Il progetto di riconversione architettonica fu firmato da Matteo Thun & Partners, con una strategia che inseriva nuovi ambienti conservando elementi significativi dell’architettura ospedaliera originaria.
Gli edifici un tempo destinati alla sanità vennero trasformati in camere, ristoranti, servizi per gli ospiti e spazi per eventi. La riqualificazione valorizzò nuovamente anche il rapporto tra edifici, giardini e rive della laguna.
La denominazione commerciale Isola delle Rose richiama il paesaggio verde e curato. Non è il nome storico con il quale questa isola artificiale è stata conosciuta per gran parte della sua esistenza.

Perché i giardini fanno parte della storia di Sacca Sessola?
Il verde di Sacca Sessola è una componente importante della sua identità. Nel corso del tempo l’istituto sanitario piantò alberi e realizzò spazi destinati alle passeggiate, alle coltivazioni e alla ricreazione. Il progetto alberghiero ha poi restaurato e adattato il paesaggio esistente.
Oggi l’isola è associata a giardini, ulivi, vialetti e spazi coltivati, ma non tutto è nato con il resort. Il paesaggio testimonia una lunga storia di progettazione del verde su un territorio che, a sua volta, è stato creato dall’uomo.
La vicenda di Sacca Sessola è quindi anche una storia di trasformazione ambientale: i materiali di scavo crearono la terraferma, il complesso ospedaliero sviluppò i giardini e l’ex sanatorio venne adattato a nuove funzioni.
Si può visitare liberamente Sacca Sessola?
Sacca Sessola è gestita principalmente come struttura alberghiera, non come un normale quartiere pubblico con accesso libero a tutte le aree. Gli ospiti e le persone con prenotazioni o accordi per ristorante, spa, eventi o altri servizi possono accedere secondo le condizioni del gestore. Articoli storici hanno ricordato anche disposizioni relative alla fruibilità di alcuni spazi, ma non vanno interpretate come autorizzazione a entrare in qualsiasi parte del resort in ogni momento.
L’hotel pubblicizza un servizio navetta gratuito tra l’approdo dei Giardini Reali, vicino a Piazza San Marco, e l’isola, con modalità che possono variare in funzione della stagione e degli eventi. Si tratta di un servizio alberghiero, non di una normale linea ACTV: disponibilità e condizioni di utilizzo vanno sempre confermate.
Per le informazioni aggiornate consulta il sito ufficiale dell’hotel. Un tour privato nella laguna non può garantire uno sbarco o l’accesso alla proprietà senza autorizzazione.
Scoprire Sacca Sessola in barca privata nella Laguna di Venezia
Dall’acqua si possono osservare le lunghe facciate derivate dall’antico ospedale, inserite nel paesaggio della laguna. La sua storia diventa ancora più interessante se confrontata con quella di San Clemente, un’altra isola passata da funzioni religiose e sanitarie all’ospitalità privata, e della Certosa, il cui passato militare ha portato a un recupero diverso.
Scopri le nostre esperienze private in barca tra le isole di Venezia oppure contattaci per organizzare un itinerario su misura. Percorsi e possibilità di osservazione dipendono dalle condizioni di navigazione; per accedere alla struttura è necessario un accordo separato.
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Domande frequenti
Sacca Sessola è un’isola naturale?
No. Venne creata artificialmente intorno al 1860–1870, utilizzando materiali di scavo legati allo sviluppo del porto commerciale e dei canali di navigazione di Venezia.
Quale ospedale si trovava a Sacca Sessola?
L’isola ospitò l’Ospedale San Marco per la tubercolosi e successivamente l’Ospedale Pneumologico Achille De Giovanni, inaugurato nel 1936 e chiuso nel 1979.
Perché Sacca Sessola si chiama anche Isola delle Rose?
Isola delle Rose è il nome utilizzato per il moderno resort e per il suo paesaggio verde. Sacca Sessola rimane la denominazione storica veneziana.
Si può visitare Sacca Sessola con una barca privata?
È possibile osservare le rive dalle acque lagunari navigabili. Per sbarcare e accedere alla struttura alberghiera servono accordi e autorizzazioni del gestore.
Fonti storiche e crediti fotografici
Fonti: Ecosurvey – storia e depositi dei petroli; Nautica Report – cronologia di Sacca Sessola; Ceramica.info – riconversione architettonica di Matteo Thun; La Nuova Venezia – da sanatorio ad albergo; informazioni ufficiali della struttura. Foto di copertina: Godromil / Wikimedia Commons, licenza CC0 1.0, ridimensionata a 1280 px. Le altre fotografie sono accreditate nelle didascalie.

