Prima di entrare a Venezia, alcune navi dovevano fermarsi su una piccola isola della Laguna Nord. Qui passeggeri, equipaggi e merci attendevano i controlli necessari a limitare il rischio di epidemie. Era il Lazzaretto Nuovo, un luogo che racconta una parte fondamentale della storia sanitaria, commerciale e quotidiana della Serenissima.
Oggi l’antica stazione di quarantena è un ecomuseo: tra edifici storici, testimonianze archeologiche e percorsi nelle barene, permette di capire come Venezia cercasse di proteggersi dalle malattie senza interrompere i collegamenti con il Mediterraneo.
Dove si trova il Lazzaretto Nuovo?
Il Lazzaretto Nuovo si trova a circa tre chilometri a nord-est di Venezia, nei pressi di Sant’Erasmo e delle principali vie d’acqua della Laguna Nord. Ha una superficie di circa nove ettari. La sua posizione non era casuale: permetteva di controllare l’arrivo delle imbarcazioni prima che persone e merci raggiungessero le zone più frequentate della città.
Vista dall’acqua, l’isola si riconosce per i lunghi edifici in mattoni, la cinta muraria e il verde che la circonda. Il paesaggio è tranquillo, ma per secoli qui funzionò un sistema di controllo sanitario particolarmente organizzato.
Prima della quarantena: l’isola di Vigna Murada
La storia dell’isola comincia ben prima della costruzione del lazzaretto. Gli scavi archeologici hanno restituito testimonianze di frequentazione già nell’Età del Bronzo. Il documento scritto più antico risale al 1015: si tratta di un atto notarile che la chiama Vigna Murada.
Dalla fine dell’XI secolo il luogo fu legato ai monaci benedettini di San Giorgio Maggiore, che vi edificarono una chiesa dedicata a San Bartolomeo. Sull’isola si coltivava la terra, mentre nelle aree vicine erano diffuse le saline, attività importante per l’economia della Laguna Nord.
Le piccole isole non erano dunque semplici terre isolate. Potevano ospitare comunità religiose, sostenere la produzione agricola e contribuire all’approvvigionamento della città. Vigna Murada faceva parte di questo paesaggio di lavoro e navigazione.
Il 1468: perché Venezia istituì il Lazzaretto Nuovo
Nel 1423 Venezia aveva già istituito un ospedale per gli appestati sull’isola che sarebbe diventata il Lazzaretto Vecchio. Era un luogo destinato soprattutto all’isolamento e all’assistenza delle persone che manifestavano la malattia.
Per una potenza marittima, però, serviva anche una struttura con una funzione diversa: controllare chi arrivava da porti considerati a rischio prima che comparissero eventuali sintomi. Così, nel 1468, un decreto del Senato della Repubblica destinò Vigna Murada a un secondo lazzaretto, chiamato Nuovo per distinguerlo dal precedente.
Qui si mise a sistema la pratica della contumacia, cioè l’isolamento precauzionale di persone e merci. Venezia contribuì a rendere la quarantena una procedura stabile del controllo sanitario marittimo. Non significa che nessun’altra città avesse mai adottato misure di isolamento, ma che la Serenissima sviluppò un’organizzazione destinata a diventare un modello.
Come funzionava la quarantena: le navi, le merci e il Tezon Grande
Immagina una nave mercantile in arrivo nel porto di Venezia. Prima che il carico potesse essere venduto, le autorità dovevano conoscere il viaggio compiuto e valutare i possibili rischi sanitari. Quando necessario, marinai e passeggeri rimanevano separati dalla città, mentre le merci venivano controllate, arieggiate e sottoposte alle procedure di trattamento previste all’epoca.
Per gestire queste operazioni furono costruite grandi tettoie chiamate teze. La più famosa è il Tezon Grande, un edificio cinquecentesco lungo oltre cento metri. Le sue dimensioni spiegano bene come la quarantena non fosse soltanto un problema medico: richiedeva spazi, personale, sorveglianza e un’organizzazione capace di gestire il commercio internazionale.
La distinzione tra i due lazzaretti era essenziale: il Vecchio accoglieva i malati, mentre il Nuovo rappresentava una barriera preventiva per chi arrivava e per le merci sospette.
Le scritte sui muri: le tracce lasciate da mercanti e facchini
Una delle caratteristiche più sorprendenti del Lazzaretto Nuovo è conservata proprio nel Tezon Grande. Sulle pareti si trovano ancora iscrizioni dipinte, date, disegni e simboli mercantili lasciati da persone legate al lavoro quotidiano della stazione sanitaria.
Non sono monumenti celebrativi: sono segni di chi transitava, lavorava o sorvegliava merci e persone. Mercanti, facchini, marinai e funzionari raccontano attraverso queste tracce una Venezia diversa da quella dei grandi palazzi: una città fatta anche di attese, controlli, viaggi e scambi con porti lontani.
Le iscrizioni sono quindi una preziosa testimonianza della vita materiale e commerciale della Serenissima.
Dal lazzaretto alla funzione militare
Nel corso del Settecento la funzione sanitaria dell’isola diminuì progressivamente. Con i governi napoleonico e austriaco dell’Ottocento, il Lazzaretto Nuovo entrò nel sistema difensivo della laguna. Furono modificati o demoliti alcuni edifici e rafforzate le fortificazioni, con nuovi terrapieni, postazioni di guardia e depositi di polvere da sparo.
L’utilizzo militare proseguì anche dopo l’Unità d’Italia, fino agli inizi degli anni Settanta del Novecento. Terminata questa fase, l’isola rischiava di essere abbandonata, come accadde a molte altre terre minori della laguna.
La sua rinascita è legata al lavoro delle associazioni: dal 1977 Ekos Club ha contribuito al recupero, affiancato dall’Archeoclub d’Italia, sede di Venezia, impegnato anche nelle attività di ricerca archeologica.
Che cosa è diventato oggi il Lazzaretto Nuovo?
Oggi l’isola è un ecomuseo dedicato alla storia e all’ambiente lagunare. Il percorso di visita comprende il Tezon Grande, le testimonianze archeologiche e il Sentiero delle Barene, una passeggiata naturalistica esterna alle mura storiche che permette di conoscere gli ambienti salmastri e la vegetazione tipica della laguna.
Il Lazzaretto Nuovo ospita anche attività didattiche, ricerche e depositi di reperti archeologici provenienti dalla laguna. Il recupero ha quindi unito la conservazione del patrimonio edilizio allo studio dell’ambiente naturale.

Tre curiosità da conoscere
- Un tempo si chiamava Vigna Murada. Prima della quarantena era un’isola legata alla vita monastica e alle coltivazioni.
- Il Tezon Grande serviva anche alle merci. Proteggere la salute pubblica significava trovare un equilibrio tra prevenzione e commercio.
- Esiste una veduta del Settecento. Francesco Tironi rappresentò il Lazzaretto Nuovo in un disegno datato 1778–1779, prima delle successive trasformazioni militari.

Si può visitare il Lazzaretto Nuovo?
Sì, attraverso visite guidate su prenotazione. L’ecomuseo organizza un calendario stagionale, generalmente concentrato tra primavera e autunno, e propone modalità dedicate per gruppi. Le visite sono gestite dagli organizzatori e non è possibile considerare l’isola liberamente accessibile ogni giorno.
Orari, contributi e modalità di prenotazione possono variare: prima di programmare la visita consulta sempre il sito ufficiale dei Lazzaretti Veneziani.
Scoprire la Laguna Nord in barca privata
Osservato dall’acqua, il Lazzaretto Nuovo racconta come la Serenissima utilizzasse le isole per organizzare sanità, commercio e difesa. La sua storia diventa ancora più interessante se collegata a quella di Sant’Erasmo, delle altre isole della Laguna Nord e del Lazzaretto Vecchio, vicino al Lido.
Le nostre esperienze private tra le isole di Venezia possono essere personalizzate in base ai tuoi interessi e alle condizioni di navigazione. Contattaci per valutare un itinerario: il tour in barca non include automaticamente lo sbarco o l’ingresso al Lazzaretto Nuovo, da concordare separatamente quando consentito.
Scopri gli altri racconti della collana Storia delle isole della Laguna di Venezia.
Domande frequenti
Qual è la differenza tra Lazzaretto Nuovo e Lazzaretto Vecchio?
Il Lazzaretto Vecchio, istituito nel 1423, serviva per isolare e assistere i malati di peste. Il Lazzaretto Nuovo, creato nel 1468, aveva soprattutto una funzione preventiva per i viaggiatori in arrivo e per le merci considerate a rischio.
Perché il Tezon Grande è così importante?
È il grande magazzino cinquecentesco destinato alle operazioni di quarantena. Conserva iscrizioni e simboli dei mercanti che documentano il commercio e la vita quotidiana dell’isola.
Il Lazzaretto Nuovo è aperto al pubblico?
È visitabile con visite guidate e prenotazione nella stagione di apertura. Per conoscere le date e le modalità aggiornate è necessario consultare il sito ufficiale degli organizzatori.
Approfondisci: scopri la storia delle altre isole della Laguna di Venezia.
Fonti storiche e crediti fotografici
Fonti: Lazzaretti Veneziani – storia del Lazzaretto Nuovo; Ministero della Cultura – Tezon Grande; informazioni ufficiali per la visita. Foto di copertina: © Robert Kropf, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0; ridimensionata a 1280 px. Veduta storica di Francesco Tironi: National Gallery of Art, CC0.

