Pellestrina: storia dell’isola dei pescatori e dei Murazzi

Le case storiche e il borgo di pescatori dell’isola di Pellestrina affacciati sulla Laguna Sud di Venezia

Undici chilometri di terra stretta separano la Laguna di Venezia dal mare Adriatico: è Pellestrina, un’isola dove la storia veneziana si legge nelle barche da pesca, nei grandi murazzi in pietra e nei cognomi delle famiglie che ancora oggi identificano interi quartieri. Lontana dai palazzi monumentali del centro storico, Pellestrina è da secoli un luogo di lavoro, conoscenza del mare e convivenza quotidiana con l’acqua.

La storia dell’isola di Pellestrina è fondamentale per capire come Venezia abbia difeso la propria laguna. Le sue comunità superarono la Guerra di Chioggia, svilupparono tradizioni particolari nella pesca e nel merletto e vissero protette dagli imponenti Murazzi settecenteschi, messi drammaticamente alla prova dalla mareggiata del 1966.

Dove si trova Pellestrina nella Laguna di Venezia?

Pellestrina è una lunga e sottile isola litoranea a sud del Lido di Venezia e a nord di Chioggia. Sul versante occidentale si estendono le acque più riparate, i canali e le aree di pesca della Laguna Sud; a est si apre il mare Adriatico. L’isola è lunga circa 11 chilometri, ma la sua larghezza varia notevolmente da un punto all’altro.

I centri abitati, tra cui Santa Maria del Mare, San Pietro in Volta, Portosecco e Pellestrina, si affacciano prevalentemente verso la laguna. Sul lato opposto i Murazzi e le altre opere costiere proteggono questa sottile lingua di terra dalle mareggiate e dall’erosione.

La geografia spiega gran parte dell’identità dell’isola. L’acqua ha sempre fornito cibo e vie di comunicazione, ma il medesimo ambiente espone gli abitanti al vento, alle onde, alle alte maree e ai cambiamenti del litorale.

La laguna antica e l’insediamento di Albiola

Le origini dell’isola si collegano alla formazione degli insediamenti lagunari tra la tarda antichità e l’alto Medioevo. Barche, pesca, commerci e terreni coltivabili rendevano preziosa questa fascia costiera molto prima che Venezia assumesse il ruolo politico che conosciamo.

Alcune ricostruzioni ricordano un centro antico chiamato Albiola, documentato intorno all’840 e situato presso l’odierna San Pietro in Volta. Il suo porto sarebbe stato collegato al Medoacus Minor, uno degli antichi rami del fiume Brenta. Le testimonianze sono frammentarie e non permettono di immaginare la linea di costa di quel periodo come identica all’attuale.

Nel tempo i sedimenti modificarono canali e approdi, contribuendo alla scomparsa di alcune aperture navigabili. Il nome Portosecco viene tradizionalmente associato all’interramento di un precedente porto. È una vicenda che ricorda quanto i cambiamenti delle acque potessero trasformare gli insediamenti.

Da dove deriva il nome Pellestrina?

Per il nome dell’isola sono state proposte diverse spiegazioni. Alcune tradizioni lo collegano ad antichi toponimi o a nomi di persona; altre ricorrono a racconti popolari fantasiosi sull’aspetto o sul lavoro degli abitanti.

Non esiste un’etimologia univoca universalmente accettata da presentare come certezza. La documentazione storica mostra invece con chiarezza che questa comunità costiera era parte del sistema lagunare veneziano e sviluppò istituzioni e tradizioni proprie.

I residenti vengono spesso chiamati pellestrinotti, termine che ancora oggi esprime un rapporto particolarmente forte con l’isola e con la vita marinara.

Il Medioevo: pesca, orti, vigne e amministrazione locale

Prima di diventare famosa per le difese a mare, Pellestrina viveva di pesca, agricoltura e commercio lagunare. I documenti medievali ricordano anche proprietà costiere appartenenti a famiglie veneziane, con orti, vigneti, valli da pesca e aree destinate alla caccia.

Le comunicazioni avvenivano soprattutto per acqua. Persone, cibo e materiali viaggiavano tra Pellestrina, Chioggia, il Lido e Venezia su imbarcazioni adatte a navigare canali e bassi fondali. La comunità faceva inoltre riferimento a figure amministrative e autorità della Repubblica.

La terra non era mai completamente separata dall’acqua. Erosione, spostamenti della sabbia e danni provocati dalle tempeste potevano minacciare edifici e coltivazioni, rendendo necessaria una continua manutenzione delle difese.

1379–1380: la Guerra di Chioggia devasta Pellestrina

La Guerra di Chioggia, combattuta tra Venezia e Genova nel 1378–1381, rappresentò una svolta. Le operazioni militari raggiunsero la Laguna Sud e Pellestrina subì gravi distruzioni durante l’occupazione genovese e i combattimenti.

Dopo la vittoria veneziana, l’isola dovette ricostruire le abitazioni e riorganizzare le attività economiche. Secondo le ricostruzioni storiche ufficiali, il doge Andrea Contarini visitò Pellestrina nel luglio 1380 per riconoscere il contributo e la resistenza dei suoi abitanti.

Le tradizioni locali attribuiscono spesso la ricostruzione a quattro famiglie, ma la storia comprende anche il lavoro dei pellestrinotti che rimasero o tornarono dopo la guerra.

Le quattro famiglie e i sestieri storici di Pellestrina

Nel periodo successivo al conflitto, quattro famiglie legate a Chioggia contribuirono al ripopolamento e alla riorganizzazione dell’abitato: Scarpa, Zennaro, Vianello e Busetto. I loro nomi sono ancora riconoscibili nei quattro sestieri del borgo principale.

Da nord verso sud, il Comune di Venezia e Venezia Unica indicano i sestieri di Scarpa, Zennari, Vianelli e Busetti. I cognomi originali rimangono comuni, anche se la denominazione delle zone può assumere una forma leggermente diversa dal cognome di famiglia.

Questi sestieri non sono semplici nomi turistici. Sono una testimonianza della continuità dell’identità locale dopo la ricostruzione tardomedievale e del modo in cui la storia delle famiglie è diventata parte della geografia dell’isola.

San Pietro in Volta, uno dei centri più antichi

All’estremità settentrionale dell’isola, San Pietro in Volta conserva un carattere particolare, tra case basse, barche, orti e una chiesa rinnovata nel Settecento. Gli studi storici e linguistici promossi dal Comune di Venezia ricordano lo sviluppo di questo abitato e della vicina Portosecco nei secoli successivi alla Guerra di Chioggia.

I cognomi e le parole dialettali tramandano il ricordo di tecniche di pesca, attrezzi e rapporti quotidiani che non sempre trovano spazio nella storia ufficiale della Serenissima. Studiarli significa proteggere una parte importante del patrimonio culturale immateriale dell’isola.

San Pietro in Volta ospita anche il Piccolo Museo della Laguna Sud, impegnato a raccogliere fotografie, documenti e testimonianze della vita dei residenti.

Portosecco e la tradizione del merletto a tombolo

Il borgo di Portosecco è conosciuto per la lavorazione del merletto a tombolo, realizzato con fili intrecciati attraverso piccoli fuselli in legno. In passato le donne potevano dedicarsi a questo mestiere in casa o ritrovandosi con le vicine, trasformando l’artigianato in un momento di vita sociale e familiare.

È importante distinguere il merletto di Pellestrina dal più conosciuto merletto ad ago di Burano. Sono entrambi parte del patrimonio tessile veneziano, ma utilizzano strumenti e procedimenti differenti. A Burano è particolarmente celebre il merletto ad ago, mentre a Portosecco si tramanda soprattutto la tecnica a fuselli.

Il mestiere aveva anche una funzione economica: il lavoro artigianale poteva integrare il reddito delle famiglie in una comunità dove la pesca dipendeva dalle stagioni e dal tempo.

La pesca: un rapporto quotidiano con la laguna

Per secoli il centro dell’economia di Pellestrina è stato la pesca. La conoscenza delle maree, dei canali, degli spostamenti dei pesci e dei cambiamenti stagionali veniva trasmessa tra generazioni, spesso all’interno delle stesse famiglie.

Le tecniche comprendevano la pesca nelle acque basse della laguna e attività svolte anche in mare aperto. Reti, nasse e diverse imbarcazioni erano utilizzate in funzione delle specie e delle zone. Il pescato raggiungeva mercati locali e altre parti della laguna veneziana.

La pesca rimane un’attività importante, ma oggi deve confrontarsi con regolamenti ambientali, costi del carburante e trasformazioni dell’ecosistema marino. Raccontare Pellestrina significa quindi riconoscere il lavoro della comunità, non usare i pescatori soltanto come elementi di una cartolina pittoresca.

La sanpierota e la tradizione dei maestri d’ascia

La sanpierota è un’imbarcazione tradizionale della Laguna di Venezia il cui nome richiama proprio San Pietro in Volta. La sua struttura è legata alle esigenze della navigazione lagunare: acque poco profonde, trasporto delle attrezzature e manovrabilità tra canali e maree.

Il lavoro dei maestri d’ascia locali ha conservato competenze relative alla costruzione in legno, alla forma degli scafi e alla manutenzione delle barche da lavoro. Alcune di queste imbarcazioni sono diventate poi particolarmente apprezzate dagli appassionati di voga tradizionale.

Storicamente, costruzione delle barche e pesca erano due aspetti della stessa esperienza: le imbarcazioni dovevano funzionare nelle condizioni particolari della laguna e non erano scelte soltanto per il loro aspetto.

Acque della Laguna Sud davanti a Pellestrina, utilizzate per secoli dalla pesca e dalla navigazione
La laguna davanti a Pellestrina (2009). Foto: ildirettore / Wikimedia Commons, licenza CC BY 3.0; ridimensionata a 1280 px.

Perché Venezia aveva bisogno dei Murazzi?

Fin dal Medioevo Venezia cercò di difendere le proprie isole litoranee dall’Adriatico. Le prime protezioni comprendevano palificate di legno, pietre e altri materiali. Si trattava di opere che necessitavano di riparazioni frequenti e potevano essere superate dalle mareggiate più violente.

La Repubblica comprendeva che Pellestrina non era semplicemente un altro centro costiero: questa lingua di terra costituiva una barriera naturale a protezione della laguna e di Venezia stessa. Se fosse stata distrutta, il mare avrebbe potuto modificare le acque, i canali e gli insediamenti alle sue spalle.

La soluzione fu un progetto di ingegneria più ambizioso, studiato per resistere all’impatto delle onde e rendere stabile la costa. Nacquero così i Murazzi, una delle maggiori opere idrauliche della Venezia settecentesca.

Bernardino Zendrini e il grande progetto del Settecento

Il matematico e ingegnere Bernardino Zendrini (1679–1747) ebbe un ruolo centrale nella progettazione delle nuove difese. Esperto di gestione delle acque della Serenissima, promosse una struttura più resistente, formata da grandi blocchi di pietra d’Istria uniti con una malta idraulica contenente pozzolana.

Questo materiale fu determinante perché permetteva alla malta di indurire e mantenere la propria resistenza anche in presenza d’acqua. I vecchi sistemi di palificate e pietrame non avevano garantito una protezione sufficiente contro la forza continua dell’Adriatico.

Secondo la ricostruzione della storia idraulica veneziana pubblicata da Treccani, i lavori iniziarono intorno al 1737. Sul litorale di Pellestrina una fase importante si svolse tra il 1744 e il 1755, su circa quattro chilometri, mentre ulteriori interventi nel sistema costiero raggiunsero la zona di Chioggia nel 1782.

Le date 1744–1782, spesso citate genericamente, si riferiscono quindi a fasi differenti dell’intero progetto, non a un unico cantiere ininterrotto lungo ogni tratto di Pellestrina.

Come i Murazzi cambiarono il paesaggio dell’isola

I Murazzi crearono una possente difesa in pietra tra gli abitati e il mare. Le grandi superfici inclinate e i blocchi accuratamente disposti dovevano spezzare e resistere al moto ondoso, evitando che le onde colpissero direttamente il terreno più fragile.

Altri tecnici, tra cui Tommaso Temanza e Anton Mario Lorgna, contribuirono agli studi e alle modifiche successive. Nel tempo furono aggiunte o adattate altre opere, anche in risposta ai cambiamenti della spiaggia e dei fondali.

Queste murature cambiarono la relazione quotidiana degli isolani con l’Adriatico. Per gli abitanti erano insieme una protezione indispensabile e un promemoria costante del fatto che il mare non poteva mai essere sottovalutato.

I Murazzi storici tra Pellestrina e Ca’ Roman, costruiti per difendere la Laguna di Venezia dalle mareggiate adriatiche
I Murazzi tra Pellestrina e Ca’ Roman (2006). Foto: Gvf / Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 3.0; ridimensionata a 1280 px.

Il 4 novembre 1966: la mareggiata che sfondò le difese

Il 4 novembre 1966 una tempesta eccezionale, accompagnata da un’alta marea straordinaria, colpì Venezia e le sue isole litoranee. Al mareografo della Punta della Salute venne registrato un livello di 194 centimetri, record storico per la città. È importante ricordare che questa misura riguarda il mareografo veneziano e non una rilevazione distinta effettuata a Pellestrina.

Sull’isola le potenti onde dell’Adriatico superarono i Murazzi, aprendo brecce in diversi punti. L’acqua marina invase le zone abitate, causando danni a case, strade e infrastrutture. L’emergenza è rimasta una delle memorie collettive più forti della storia pellestrinotta del Novecento.

Le testimonianze dell’epoca e gli studi successivi dimostrano come quell’evento mise in evidenza i limiti di un sistema difensivo progettato in condizioni ambientali molto diverse. Negli anni seguenti furono necessari riparazioni e importanti lavori di consolidamento.

Dopo il 1966: il recupero della costa e le nuove protezioni

Nei decenni successivi all’alluvione aumentò l’attenzione verso la difesa costiera. Le strutture storiche vennero rinforzate e furono realizzati altri interventi, tra cui scogliere, pennelli, ripascimenti delle spiagge e protezioni dei fondali.

L’obiettivo era ridurre l’erosione e l’energia delle onde, proteggendo l’isola e, indirettamente, l’intera laguna. La gestione del litorale deve adattarsi continuamente allo spostamento dei sedimenti, ai livelli dell’acqua e alle tempeste: anche opere monumentali come i Murazzi fanno parte di un sistema in continua trasformazione.

Oggi le grandi difese in pietra sono uno degli elementi più riconoscibili del paesaggio di Pellestrina. Vanno considerate sia patrimonio storico sia infrastrutture essenziali, non soltanto uno sfondo per fotografie o passeggiate.

La Madonna dell’Apparizione e la tradizione religiosa del 1716

Tra le tradizioni religiose più sentite c’è quella della Madonna dell’Apparizione. Secondo le cronache conservate dalla Diocesi di Chioggia, il 4 agosto 1716 un ragazzo di nome Natalino Scarpa raccontò di aver visto la Vergine Maria nei pressi dell’antico oratorio dei Santi Vito e Modesto.

Il racconto venne collegato anche alle vicende militari della Repubblica nella guerra contro l’Impero ottomano. Fu successivamente costruito un santuario, la cui prima pietra venne posata nel 1718, e la celebrazione annuale del 4 agosto resta parte dell’identità religiosa dell’isola.

L’episodio va raccontato come tradizione religiosa e testimonianza della devozione locale, non come fenomeno verificabile scientificamente. Il santuario e le festività mostrano la forza dei legami comunitari e spirituali degli abitanti.

Il Piccolo Museo della Laguna Sud custodisce la memoria dell’isola

A San Pietro in Volta, il Piccolo Museo della Laguna Sud occupa l’ex scuola Carlo Goldoni. Le raccolte e le ricerche sono dedicate a fotografie, documenti, testimonianze orali, attrezzi e storia sociale di Pellestrina.

Il museo racconta i Murazzi, la grande alluvione, le attività di pesca e le tradizioni della laguna. È particolarmente importante per chi vuole conoscere il passato attraverso lo sguardo dei residenti e non soltanto attraverso le grandi vicende politiche della Serenissima.

Il sito ufficiale del museo pubblica il calendario stagionale. A novembre 2026 il normale periodo di apertura dei fine settimana, previsto tra aprile e l’inizio di novembre, è terminato, ma è possibile richiedere visite per gruppi secondo gli accordi con il museo. Conviene sempre verificare la disponibilità.

Ca’ Roman: dune, uccelli e natura protetta

All’estremità meridionale del sistema costiero si trova la Riserva naturale di Ca’ Roman, gestita dalla LIPU. La spiaggia, le dune e le aree boscate custodiscono un raro ambiente del litorale alto-adriatico.

La riserva è un importante luogo di sosta per gli uccelli migratori e una zona di nidificazione per specie minacciate come il fratino e il fraticello. La LIPU indica per l’area una superficie di circa 48 ettari e ne documenta il valore per l’avifauna.

L’accesso alle zone più delicate è regolamentato, in particolare nei periodi di nidificazione. I visitatori devono seguire i percorsi consentiti, rispettare i cartelli di tutela e non disturbare gli animali. La riserva è un patrimonio naturale, non una destinazione per sbarchi indiscriminati o attività nautiche non autorizzate.

Pellestrina oggi: una comunità di pescatori ancora viva

Oggi Pellestrina conserva quartieri residenziali, barche da lavoro, tradizioni artigiane e piccole attività locali. Le case affacciate sulla laguna e la lunga linea dei Murazzi danno all’isola un aspetto molto diverso dalla Venezia monumentale dei palazzi e dei grandi canali.

Le tradizioni gastronomiche riflettono il pescato della laguna e dell’Adriatico, tra pesce, molluschi e piatti legati alla vita costiera. Anche gli orti e i piccoli terreni coltivati hanno contribuito al sostentamento delle famiglie.

L’atmosfera viene spesso definita tranquilla o senza tempo, ma la storia dell’isola è tutt’altro che immobile. La difesa del litorale, le regole della pesca e i cambiamenti ambientali continuano a influenzare la vita dei residenti.

Come arrivare a Pellestrina da Venezia o Chioggia

I collegamenti pubblici richiedono una pianificazione maggiore rispetto a quelli del centro di Venezia. Partendo dalla città si raggiunge normalmente il Lido e si prosegue con la linea ACTV 11, che comprende autobus e traghetto nel tratto Alberoni–Santa Maria del Mare. Da Chioggia la stessa linea collega via acqua la Laguna Sud.

Orari, coincidenze e modalità del servizio possono cambiare, quindi è opportuno consultare gli orari ACTV ufficiali anziché affidarsi a indicazioni non aggiornate.

L’isola si presta a passeggiate e percorsi in bicicletta lungo strade e tracciati pubblici. Data la forma molto allungata, è importante considerare le distanze e il tempo necessario per attraversarla.

Scoprire Pellestrina e la Laguna Sud in barca privata

Avvicinarsi a Pellestrina dall’acqua permette di leggere il paesaggio che ne ha costruito la storia. I borghi dei pescatori guardano verso la laguna riparata, mentre al di là della stretta lingua di terra i Murazzi affrontano il mare Adriatico. È un modo particolarmente suggestivo per capire perché la Repubblica dedicò risorse e grandi competenze ingegneristiche alla protezione delle sue isole.

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Per approfondire il territorio leggi anche le nostre esperienze naturalistiche in Laguna di Venezia e la storia di Poveglia, un’isola dal passato molto differente.

Continua la scoperta nella raccolta Storia delle isole della Laguna di Venezia.

Domande frequenti

Perché Pellestrina è importante nella storia di Venezia?

Pellestrina è una lunga isola litoranea che protegge la Laguna Sud dal mare Adriatico. Le sue comunità di pescatori e le difese settecentesche dei Murazzi hanno avuto un ruolo fondamentale nella storia della laguna.

Quando furono costruiti i Murazzi di Pellestrina?

Il progetto fu avviato nel Settecento sotto Bernardino Zendrini. Un’importante fase dei lavori a Pellestrina si svolse tra il 1744 e il 1755, mentre altre sezioni del sistema costiero vennero completate più tardi.

Che cosa successe a Pellestrina durante l’alluvione del 1966?

Il 4 novembre 1966 le onde dell’Adriatico superarono e sfondarono alcuni tratti dei Murazzi, allagando parti abitate dell’isola. Il disastro rese necessari grandi interventi di difesa costiera.

Si può visitare Pellestrina con un tour privato in barca?

È possibile concordare con l’operatore un itinerario nella Laguna Sud. Navigazione, approdi, meteo e durata devono essere concordati preventivamente; gli ambienti protetti come Ca’ Roman prevedono ulteriori restrizioni.

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Fonti storiche e crediti fotografici

Fonti: Venezia Unica – Pellestrina; Comune di Venezia – storia dell’isola; Treccani – ingegneria idraulica e Murazzi; BEIC – Bernardino Zendrini; Piccolo Museo della Laguna Sud; LIPU – Ca’ Roman; Diocesi di Chioggia – Madonna dell’Apparizione. Foto di copertina: MOs810 / Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0; ridimensionata a 1280 px. Le altre fotografie sono accreditate nelle didascalie.

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